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Il bombardiere pesante Bolkhovitinov DB-A

Shaping-up Futures 2 maggio 2020

Il 2 maggio 1935, presso l’aeroporto Fili di Mosca, i piloti N. G. Kastanev e Ja. N. Moiseev avviarono i quattro motori di un grande monoplano dal sorprendente colore rosso ciliegia, per il primo volo. Era il Bolkhovitinov DB-A (bombardiere a lungo raggio, Accademia), affettuosamente chiamato Annushka dagli addetti alla sua costruzione. Il volo durò solo mezz’ora, ma le caratteristiche dell’aereo furono accettabili. Il DB-A fu progettato per sostituire il bombardiere pesante TB-3. Aerodinamicamente si trattava di un velivolo avanzato interamente in metallo, ad eccezione delle superfici mobili delle ali e della coda. Il carrello era retrattile in una sorta di “pantaloni” collegati alle carenature dei due motori interni. I motori erano gli M-34RN, con cui dimostrarono capacità di volo sostenuta con due di essi a 2500 metri sul livello del mare.
L’elevata autonomia dell’aereo portò alla pianificazione di un lungo volo senza scalo da Mosca agli Stati Uniti. Il DB-A fu modificato e pronto a volare in sovrappeso per avere un’autonomia di 8440 chilometri. Pilotato da Sigizmund Levanevskij, decollò il 12 agosto 1937 per Fairbanks, in Alaska. Dopo 14 ore e mezza di volo, fu ricevuto il messaggio che uno dei motori si era guastato. Da quel momento non si seppe più nulla dall’aereo, il cui destino rimane un mistero.
Un secondo prototipo, il DB-2A, con prua riprogettata e motori più potenti, volò nel 1936. L’anno seguente, fu ricevuto un ordine per 16 unità, specificando la modifica al motore, che questa volta fu sovralimentato per volare a quote maggiori, e un nuovo design nel carrello di atterraggio, che ora si ritraeva in più modo più pulito, scartando i “pantaloni”. Il nuovo aereo fu ribattezzato DBA e solo 12 furono infine consegnati, preferendo standardizzarsi sui bombardieri pesanti ANT-42. Cinque furono assegnati a un reggimento di bombardieri pesanti e sette rimasero per la sperimentazione, principalmente per i voli a lungo raggio e ad alta quota.

Traduzione di Alessandro Lattanzio